Concerti

WunderKammer Music Festival: Elisa Maraventano

Info

  • Data
  • sabato 27 giugno 2026
  • Ore 21:30


    Musei Civici - Cortile

    Piazzetta Mosca 29, Pesaro

  • Programma
  • Ludwig van Beethoven (1770-1827)

    Sonata Op.10 n.2


    Robert Schumann (1810-1856)

    Sonata Op.22 n.2


    Maurice Ravel (1875-1937)

    Une barque sur l'ocean


    Maurice Ravel (1875-1937)

    Sonatina


    Gioachino Rossini (1792-1868)

    Brano... a sorpresa

  • Biglietti
  • INTERO € 20


    RIDOTTO 

    - Soci WKO € 15
    - Under 18 e portatori di handicap € 10


    MODALITÀ DI ACQUISTO

    • Biglietteria on-line www.vivaticket.com
    • Prenotazione + bonifico
      WunderKammer Orchestra ETS
      Iban IT45V0623013301000015184073
      Causale "Wunderkammer Music Festival Ludovico Falqui Massidda"
    • nelle biglietterie del circuito AMAT/Vivaticket
    • Teatro Sperimentale (Via Rossini, Pesaro)

      - dal mercoledì al sabato
      - in orario 17-19

    • Nel luogo del concerto da un’ora prima dell’orario di inizio

  • in collaborazione con

    A.M.A.T


    con il sostegno di

    Comune di Pesaro

    Regione Marche

    Sistemi Klein

    Istituto Ottico Ciaroni

    Giardino di Santa Maria

La storia della musica occidentale tende spesso a raccontarsi attraverso le proprie grandi architetture: la sinfonia, la sonata, il quartetto. Forme che attraversano i secoli, sopravvivono ai loro creatori e finiscono per apparire quasi inevitabili, come se fossero sempre esistite. Più raramente ci si sofferma su un aspetto altrettanto importante: il modo in cui i compositori hanno giocato con queste convenzioni, mettendole in discussione dall’interno, piegandole alle proprie esigenze espressive o semplicemente osservandole con una certa dose di ironia. Le pagine di questa sera sembrano appartenere proprio a questa storia parallela.

La Sonata op. 10 n. 2 di Ludwig van Beethoven nasce negli anni in cui il giovane compositore sta consolidando la propria reputazione nella Vienna di fine Settecento. Sono gli anni delle accademie private, dei salotti aristocratici e della musica concepita come luogo di incontro. Pur appartenendo formalmente al mondo della sonata classica, l’opera rivela già una personalità insofferente alle convenzioni. Beethoven costruisce il discorso musicale a partire da materiali minimi, quasi insignificanti, che vengono continuamente trasformati e riorganizzati. Molti commentatori hanno sottolineato il carattere ironico di questa sonata, una delle più eccentriche della sua produzione giovanile. La forma rimane perfettamente riconoscibile, ma sembra continuamente osservata da una prospettiva obliqua.

Quarant’anni più tardi Robert Schumann si confronta con la stessa forma, ma da una prospettiva radicalmente diversa. Se per Beethoven la sonata rappresentava ancora una tradizione viva, per Schumann essa è ormai un’eredità ingombrante, segnata dall’ombra del suo predecessore. La Sonata op. 22 nasce durante uno dei periodi più intensi della vita creativa del compositore, gli stessi anni in cui prendono forma le grandi raccolte pianistiche e la lunga vicenda sentimentale con Clara Wieck. Schumann guardò sempre con una certa diffidenza alla forma-sonata, troppo rigida per una sensibilità attratta dal frammento, dalla letteratura e dall’immaginazione poetica. Non è un caso che l’opera presenti una tensione costante tra ordine e impulso narrativo. Dietro l’architettura tradizionale si percepisce continuamente la presenza di quelle figure fantastiche — Florestan ed Eusebius — attraverso cui Schumann era solito rappresentare i poli opposti della propria personalità artistica. La sonata diventa così il luogo di una contraddizione irrisolta: il tentativo di conciliare la disciplina della forma classica con l’anelito di libertà romantico.

All’inizio del Novecento anche Maurice Ravel si trova a dialogare con il passato, ma in un contesto culturale ormai completamente mutato. Une barque sur l’océan appartiene alla raccolta Miroirs, composta per gli Apaches, un gruppo informale di artisti, scrittori e musicisti che si riuniva regolarmente nella Parigi della Belle Époque. In questo ambiente intellettuale e anticonformista, la tradizione non viene respinta ma continuamente riletta. Il mare evocato dal titolo non è tanto un elemento naturalistico quanto un pretesto per esplorare nuove possibilità sonore. La scrittura pianistica dissolve la solidità delle forme ottocentesche in una trama di riflessi, riverberi e movimenti incessanti. La musica sembra rinunciare alla logica narrativa tradizionale per avvicinarsi a qualcosa di più sfuggente: non il racconto del mare, ma l’impressione mutevole che esso lascia nella memoria.

Composta negli stessi anni, la Sonatine rappresenta il versante complementare della poetica raveliana. Se Une barque sur l’océan tende verso la deriva e l’evocazione, la Sonatine sembra omaggiare la chiarezza e all’equilibrio della tradizione francese. Dietro questa apparente semplicità si cela però una delle operazioni più sofisticate del primo Novecento. Ravel recupera forme e proporzioni che sembrano provenire dal Settecento, ma le filtra attraverso una sensibilità moderna fatta di armonie ambigue e trascolorazioni timbriche.

La presenza conclusiva di Rossini potrebbe apparire, a prima vista, eccentrica rispetto al percorso delineato. Eppure pochi compositori hanno saputo instaurare con le convenzioni musicali un rapporto tanto libero e ironico. Negli anni della maturità parigina, lontano dai teatri d’opera, Rossini coltivò una produzione pianistica e cameristica volutamente irregolare, raccolta sotto il titolo altrettanto ironico di Péchés de vieillesse. In queste pagine il compositore gioca continuamente con le aspettative dell’ascoltatore, alternando citazione, parodia, eleganza e provocazione. Qualunque sia il brano scelto per questa sorpresa finale, esso costituisce un ideale punto d’arrivo del programma: dopo Beethoven, Schumann e Ravel, la forma non viene più soltanto trasformata o provocata, ma osservata con il distacco di chi ne conosce perfettamente le regole e può permettersi di sorriderne.

Michele Fontana