Info
- Data
- domenica 2 agosto 2026
Ore 21:30
Chiesa di San Francesco
Via S. Francesco D'Assisi, Fano
- WunderKammer Youth Ensemble
Vanessa Ruiying Lin
Violino I
Cian Long
Violino II
Emilia Fabbrica
Viola
Leo Maiolani
Violoncello
Anna Tedaldi
Contrabbasso
Giacomo Parini
Flauto
Vincenzo Pandolfi
Oboe
Leonardo Rossi
Clarinetto
Simone Carnovale
Fagotto
Benedetta Righetti
Corno
Sebastiano Grasselli
Tromba
Daniele Magnani
Percussioni
- Mia Vidaković
Soprano
- Hyunwook Kang
Tenore
- Mia Đogić
Direttrice d'orchestra
- Programma
Marco Elia Righi
Canti di Cavalieri*
Da canzoni tradizionali della Valle dei Cavalieri, Reggio Emilia
Ludwig van Beethoven / Paolo Marzocchi
10 European Volkslieder
Dalla raccolta “Neues Volksliederheft” WoO 158
Béla Bartók / Paolo Marzocchi
7 Hungarian and Slovak Folksongs
Da “For Children”
Andrea Badiali
3 Croatian Folksongs
Paolo Marzocchi
2 Albanian Folksongs
*prima esecuzione assoluta della versione per WKO
- Biglietti
INTERO € 20,00
RIDOTTO
Soci WKO € 15,00
Under 18 e persone con disabilità € 10
- Biglietteria on-line www.vivaticket.com
- Teatro della Fortuna, Fano - Tel 0721 800750
- Venerdì 31/7: 17.30-19.30
- Sabato 1/8: 10.30-12.30 / 17.30-19.30 - Chiesa di San Francesco, Via San Francesco d'Assisi, Fano
- Via S. Francesco D'Assisi, Fano
- Domenica 2/8 a partire dalle 20:30 - Prenotazione + bonifico
si veda voce "Contatti"
- Contatti
con il patrocinio di
Comune di Fano - Assessorato alla Cultura e Beni Culturali - Biblioteche
con il supporto di
Regione Marche
Sistemi Klein
Istituto ottico Ciaroni
Giardino di Santa Maria
L’orchestra a parti reali è un’orchestra non-orchestra, un ipotetico anello di congiunzione tra compagine sinfonica e cameristica. Si eliminano le grandi masse dell’orchestra sinfonica lasciandone però tutti gli strumenti, ogni sezione è ridotta a un solo interprete che diventa orchestrale non-orchestrale, solista non-solista, permettendo un grado di sinergia tra i musicisti altrimenti impensabile. L’elemento di partenza è proprio questo: investigare i limiti del concetto di musica da camera, o di Kammer-Musik, approdando a un principio di WunderKammer-Musik. In quanto orchestra non-orchestra la formazione è plastica, può spaziare dal repertorio sinfonico a quello cameristico, a quello popolare.
Per buona parte della storia della musica europea il canto popolare non appartiene alla tradizione musicale colta, appartiene alla sfera della memoria. Esiste dal momento che qualcuno lo ricorda, nel momento in cui se ne perde la memoria scompare definitivamente. La tradizione musicale scritta al contrario nasce per sottrarre l’opera al rischio dell’oblio. Tra questi due mondi intercorre una distanza dicotomica, uno vive di trasformazioni contingenti, l’altro della statuarità del testo.
Quando Beethoven realizza i Volkslieder raccolti nel Neues Volksliederheft, non si limita a trascrivere filologicamente melodie popolari preesistenti, le affronta come un materiale plastico su cui apporre la sua firma, la sua cifra stilistica che emerge nelle armonie, negli accompagnamenti. Il canto continua a richiamare la sua natura di oralità collettiva, ma viene proiettato all’interno di una storia della musica scritta, dove l’autore-scrittore diventa traghettatore da una tradizione di anonimato a una cultura dell’artista.
Bartók ribalta questo rapporto. Dopo aver percorso migliaia di chilometri tra i villaggi dell’Europa orientale con un fonografo sulle spalle il compositore ed etnomusicologo comprende che il canto popolare non è un materiale grezzo da nobilitare. È un sistema sonoro autonomo, con proprie regole ritmiche, intervallari e formali indipendenti dalla tradizione occidentale colta ed editoriale. Realizzando le Hungarian and Slovak Folksongs non cerca quindi di civilizzare il materiale folklorico ma permette che sia quest’ultimo a plasmare il proprio linguaggio di compositore.
I lavori di Paolo Marzocchi, Marco Elia Righi, Andrea Badiali appartengono a una fase ancora diversa dell’arco storico. Oggi la dignità artistica del canto popolare in ambienti accademici è acquisita da oltre un secolo. Diventa però ancora possibile intervenire su queste melodie facendole migrare tra organici, timbri e prospettive d’ascolto differenti. La Valle dei Cavalieri, la Croazia e l’Albania finiscono per incontrarsi non come un atlante di geografie esotiche ma come differenti capitoli di una stessa tradizione: quella di musiche nate senza autore e sopravvissute grazie all’azione e curatela secolare della memoria collettiva.
Michele Fontana