Concerti

Raffaele Damen in concerto - Palazzo Gradari

Info

  • Data
  • martedì 26 agosto 2025
  • Luogo e orario
  • Cortile di Palazzo Gradari
    Via G. Rossini 26, Pesaro


    Ore 21:30

  • Programma
  • J. S. Bach, Partita
    Prelude, Allemande, Corrente, Sarabande, Minuetto I, Minuetto II, Giga


    D. Comitini, Studi Celesti
    Eridano, Ofucio, Hydra, Nave Argo, Gryphites, Andromeda, Machina eletrica, Boote, Uccello del Paradiso


    Intervallo 


    G. Ligeti, Musica Ricercata

    •  I. Sostenuto – Misurato – Prestissimo
    • II. Mesto, rigido e cerimoniale
    • III. Allegro con spirito
    • IV. Tempo di valse (poco vivace – “à l’orgue de Barbarie”)
    • V. Rubato. Lamentoso
    • VI. Allegro molto capriccioso
    • VII. Cantabile, molto legato
    • VIII. Vivace. Energico
    • IX. (Béla Bartòk in Memoriam) Adagio. Mesto – Allegro maestoso
    • X. Vivace. Capriccioso
    • XI. (Omaggio a Girolamo Frescobaldi) Andante misurato e tranquillo


    M. Totaro, dai “Tre Studi per fisarmonica”
    Toccata

  • Biglietti
  • € 20,00 intero 

    € 15,00 ridotto Soci WKO 

    € 10,00 under 18

    Online su Ticketnation.it 

J. S. Bach, Partita n.1

Le Sei Partite per clavicembalo BWV 825-830 si inquadrano nella prima fase di questo fecondo periodo della storia artistica del compositore e precisamente dal novembre 1726, fino al 1731, anno in cui esce la raccolta completa sotto il titolo di Opus I, la Clavier-Übung, parte prima ossia gli "esercizi per il diletto spirituale di chi ama la buona musica", come li chiamava lo stesso Bach.

Il termine Partita (dall'italiano "partire" nel senso di "dividere in parti"), che verso la fine del XVI sec. indicava delle variazioni strumentali, nel Settecento venne invece utilizzato sostanzialmente come sinonimo di Suite, cioè la successione di una serie di danze le cui caratteristiche erano generalmente codificate in schemi ed in estetiche stereotipate.

Ma, pur rispettando lo stile proprio di ciascuna danza, nelle sue Partite Bach tratta la forma tradizionale con grande libertà accentuando di volta in volta il virtuosismo, l'invenzione melodica, la ritmica, l'elaborazione contrappuntistica; non più quindi una semplice raccolta d'intrattenimento, ma piuttosto un "compendio", una sorta di massima e mirabile sintesi di un genere che sarebbe stato di lì a poco soppiantato completamente dalla Sonata.

Come già aveva fatto con le Suites Inglesi inoltre, egli decide di introdurre ogni Suite con un movimento non di danza: la Partita n. 1 si apre con un sereno Preludio che annuncia una non consueta spigliatissima Allemanda; aderente ai dettami di Mattheson appare invece l'allegra e incessante ritmica della Corrente a cui segue una dolcissima Sarabanda che riporta l'atmosfera ad un'aura di soffusa intimità; e infine, dopo i graziosissimi Menuet I et II, il lavoro si conclude con la dinamica Cigue che - come afferma Piero Rattalino - "dava anche modo al dilettante di divertirsi e di far bella figura in famiglia con il gioco, non difficile, delle mani incrociate".


D. Comitini, Studi Celesti

Nato da un prolungato scambio di idee tra Raffaele Damen e Danilo Comitini, il progetto su un ciclo di studi che indagassero la sfera celeste risale al 2021. Gli Studi celesti -in totale dieci- sono il risultato di una ricerca che pone al centro gli astri, in particolar modo le stelle e le costellazioni disegnate nei nostri cieli. Tale ricerca ha riguardato principalmente le costellazioni obsolete, cioè quelle non più riconosciute dall’astronomia moderna, e per tale motivo pressoché sconosciute. La lettura e l’interpretazione che ne viene fatta tocca diversi aspetti, ciascuno dei quali si pone come criterio interpretativo, rotta di congiunzione tra i due ambiti, quello astrale e quello musicale. Primo tra questi punti di osservazione è stato l’aspetto grafico, il disegno di alcune costellazioni così come ci appaiono o come ci sono stati tramandate all’interno dei primi atlanti celesti. In particolar modo è stato preso come riferimento il volume De le stelle fisse di Alessandro Piccolomini, realizzato nel 1543 ca. e considerato il primo atlante celeste moderno. Infatti, nello Studio primo, è il ‘disegno’ ad essere utilizzato come criterio interpretativo: riportando su un reticolo la costellazione è stata possibile una conversione (stella=nota) basata sulle distanze dei punti per determinare l’altezza dei suoni e sulla loro intensità luminosa per stabilirne la dinamica (piano, mezzoforte, forte etc.) vista la presenza, all’interno di De le stelle fisse, di indicazioni riguardanti proprio il grado di luminescenza di ciascuna stella, indicata con una lettera dell’alfabeto latino.

La seconda modalità tecnico-espressiva utilizza l’indagine frequenziale: secondo studi nemmeno tanto recenti ogni astro produce un suono, una frequenza e quindi una nota; essendo la costellazione un insieme di stelle, è stato possibile ricavare una successione di altezze che la costellazione genera. Il terzo ed ultimo criterio attraverso il quale è stato possibile filtrare il tratto somatico della costellazione per renderlo musica è la bivalente accezione dell’aggettivo celeste inteso come proprio della sfera celeste ma anche come tipico vocabolo d’uso nell’ambito divino.

Le costellazioni zodiacali venivano denominate con i nomi dei dodici apostoli, quelle boreali e australi con i nomi dei personaggi del Nuovo e Antico Testamento. Questa novità ha costituito una nuova chiave di lettura che ha condizionato l’interpretazione delle costellazioni offrendo una visione imperniata sul significato sacro e sublime delle stesse e che, come spesso accade, avvicina sorprendentemente scienza e fede.


G. Ligeti, Musica Ricercata

“Musica Ricercata” composto dall’ungherese György Ligeti negli anni ‘50 e costituito da undici brevi miniature. Il ciclo è concepito prevedendo un piano di organizzazione delle altezze tale da partire da soli due suoni, aumentandone progressivamente il numero sino a raggiungere il totale cromatico. Questi riflettono i presupposti che animarono, negli anni ’50, la ricerca di Ligeti dei principi generatori e dei confini di una nuova musica, che nascesse “dal nulla”, a partire dall’elaborazione di strutture sonore e ritmiche estremamente semplici. “Mi sono posto diversi interrogativi: cosa posso fare con una singola nota? Cosa posso fare con la sua ottava? Cosa con un intervallo? Cosa con due?» si chiedeva il compositore. Partendo da una singola altezza nel primo movimento, il La, ogni movimento aggiunge progressivamente nuove note, fino a includere tutte le dodici note nel finale. Questa opera traduce in viva materia musicale la filosofia di Ligeti di ottenere il massimo risultato da un materiale minimo, esplorando tutte le possibilità dinamiche e timbriche. Se il primo movimento di Musica ricercata, costruito quasi interamente su un’unica nota, è descritto come un ingranaggio che si avvia e si muove verso il crollo finale, altri movimenti, come il secondo, basato su tre note, e il terzo, vivace e fantasioso, mostrano la varietà delle risorse musicali esplorate da Ligeti. L’ultimo movimento, ispirato al Ricercare cromatico di Frescobaldi, chiude il ciclo con un riferimento alle radici storiche della musica occidentale.


M. Totaro, dai “Tre Studi per fisarmonica” - Toccata

Nella prassi la toccata è una forma musicale libera, prevalentemente per strumenti a tastiera, che si caratterizza per il suo stile virtuosistico e improvvisativo. Il termine deriva dal verbo "toccare", riferito al gesto di suonare lo strumento. Gli ostinati arpeggi della mano sinistra modulano in modo repentino creano altresì una solida base armonica cui poggia un susseguirsi di linee melodiche e frasi accordali della mano destra. Lo stile delle frasi e il linguaggio adottato da Totaro riecheggiano a quello popular. La forma della composizione è tripartita, la particolarità è la ripresa che si presenta un semitono sopra alla tonalità iniziale, per poi tornale al tono giusto nella coda.

Tratto dai “Tre Studi per Fisarmonica” scritti nel 2018, la Toccata è stata la prima opera composta dalla collaborazione tra Damen e Totaro.